Lifting del viso: cos’è, cosa corregge e limiti | Dr Colapietra
18563
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-18563,single-format-standard,wp-theme-bridge,wp-child-theme-bridge-child,bridge-core-3.3.4.9,qode-page-transition-enabled,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-30.8.9.1,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-9.0.1,vc_responsive
Lifting del viso: illustrazione a matita del volto a tre quarti con vettori su tempia, guancia, mandibola e collo.

Lifting del viso: cos’è e cosa può correggere realmente

Lifting del viso: cos’è e cosa può correggere realmente

In sintesi

Il lifting del viso è un intervento chirurgico che mira a riposizionare e ridistribuire i tessuti che hanno perso sostegno e definizione con il tempo. Non consiste semplicemente nel “tirare la pelle”: il progetto deve agire sui diversi piani del viso, rimettendo in tensione la fascia muscolare e lasciando la pelle ridistribuita senza tensioni eccessive. Il suo obiettivo non è cancellare l’età, ma recuperare proporzione, continuità e naturalezza senza cambiare l’identità del volto.

Lifting del viso: illustrazione a matita del volto a tre quarti con vettori su tempia, guancia, mandibola e collo.
In questo articolo

Quando un paziente mi chiede che cosa sia davvero un lifting del viso, la prima cosa che cerco di fare è allontanarlo dall’immagine più vecchia e, purtroppo, ancora diffusa di questo intervento: quella di una pelle semplicemente tirata all’indietro.

Il lifting moderno è qualcosa di molto diverso. Nei pazienti correttamente selezionati, la chirurgia non lavora soltanto sull’involucro cutaneo: ma coinvolge anche i piani di sostegno più profondi del volto (lo smas) e del collo (muscolo platisma), con modalità diverse in base all’anatomia e all’indicazione. La pelle viene poi ridistribuita, non usata come unico elemento di trazione.

Per me questa distinzione è fondamentale, perché cambia completamente la domanda da cui partire. Non si tratta di capire quanto possiamo tendere un viso. Si tratta di capire quali strutture hanno perso posizione, come sono cambiati i rapporti tra loro e quali di questi cambiamenti possono essere corretti chirurgicamente in modo coerente.

Non si tratta di cancellare gli anni

Una delle espressioni che utilizzano più spesso è “togliere dieci anni”. Capisco perfettamente che cosa intenda un paziente quando la usa, ma non credo che sia il modo migliore per descrivere una chirurgia del volto ben eseguita.

Il viso non dovrebbe essere valutato come un calendario ma è sicuramente il nostro biglietto da visita. Due persone della stessa età possono avere caratteristiche completamente differenti: una mandibola ancora ben definita con una lassità prevalentemente cervicale; oppure, al contrario, una maggiore discesa dei tessuti del volto con una pelle ancora di buona qualità.

Un Lifting ben eseguito rimette in ordine il viso rispettando l’armonia generale del paziente. Rende la visione piacevole dell’estetica del paziente senza estremi o “cose fuori posto”. Dovrebbe partire da ciò che è realmente cambiato. Il mio lavoro consiste prima di tutto nell’individuare dove il volto ha perso equilibrio e nel capire se, e in quale misura, la chirurgia possa restituirglielo.

Che cosa può migliorare realmente un lifting

Il lifting trova la sua indicazione principale quando sono presenti cedimento e discesa dei tessuti del volto, soprattutto nel terzo inferiore, e quando questi cambiamenti alterano la continuità dei contorni. Non esiste però un singolo segno che, da solo, renda automaticamente necessario un lifting: l’indicazione nasce dall’insieme dell’anatomia, della qualità dei tessuti e dell’obiettivo realistico del paziente.

Dettaglio illustrato della linea mandibolare e del passaggio tra viso e collo, aree valutate nel lifting del viso.

Linea mandibolare e jowls

Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda la linea mandibolare. Con il tempo possono comparire cedimenti ai lati del mento — i cosiddetti jowls — che interrompono la continuità del profilo e rendono meno netto il passaggio tra volto e collo.

Quando l’indicazione è corretta, il lifting può riposizionare i tessuti responsabili di questa alterazione e restituire maggiore continuità alla mandibola. Il punto non è creare un margine artificiosamente “tagliato”, ma recuperare una definizione coerente con le proporzioni del volto.

Guancia e terzo inferiore del volto

La discesa dei tessuti non riguarda soltanto la mandibola. Può interessare anche la parte inferiore della guancia, modificando la distribuzione dei volumi e rendendo il volto visivamente più pesante verso il basso.

Il lifting può contribuire a ripristinare una distribuzione più armonica dei tessuti soprattutto in termini di compattezza del viso. In alcuni pazienti il progetto può estendersi al terzo medio; in altri sarebbe inutile o eccessivo. La scelta dipende dall’anatomia, non dal nome dell’intervento.

Il rapporto tra viso e collo

Volto e collo sono continui dal punto di vista anatomico ed estetico. Se la mandibola viene ridefinita ma il collo presenta una lassità significativa, oppure se il problema principale è proprio cervicale, il progetto deve tenere conto di entrambi i distretti.

Per questo, in casi selezionati, lifting del viso e lifting del collo vengono pianificati insieme. In altri pazienti, invece, il collo richiede una strategia diversa o più limitata. Anche qui non esiste una formula standard.

Che cosa non bisogna chiedere a un lifting

Il lifting non è una gomma che cancella qualsiasi segno del tempo. Non nasce principalmente per eliminare le piccole rughe superficiali, le macchie solari o le alterazioni della texture cutanea; non sostituisce una blefaroplastica quando il problema principale riguarda le palpebre e non corregge automaticamente ogni perdita di volume semplicemente tendendo i tessuti.

Le rughette del labbro, la qualità della pelle, le discromie, alcune perdite di volume e altri aspetti dell’invecchiamento possono richiedere trattamenti differenti, eventualmente integrati in momenti diversi. Chiedere a una singola procedura di risolvere problemi per i quali non è stata progettata è uno dei modi più semplici per perdere precisione.

Preferisco fare il contrario: definire con esattezza il problema e scegliere soltanto dopo lo strumento necessario per correggerlo. La tecnica viene dopo la diagnosi estetica e anatomica.

Una visita per valutare il tuo caso

Una visita permette di valutare i cambiamenti del volto e capire quali aspetti possano essere affrontati con un lifting.

Un progetto, non un intervento standard

È qui che nasce quello che chiamo il mio approccio sartoriale alla chirurgia.

Quando un sarto realizza un abito importante, non decide prima il modello per poi cercare di adattarlo a qualsiasi corpo. Prende le misure. Osserva. Costruisce. Corregge le proporzioni per valorizzare la persona che indosserà quell’abito.

Nel lifting dovrebbe avvenire qualcosa di molto simile. Non esiste, per me, “il lifting” come procedura identica da applicare a tutti. Esiste quel viso, quella mandibola, quel collo, quella qualità cutanea, quella distribuzione dei volumi. E soprattutto esiste quella persona, con un’immagine di sé che deve essere rispettata.

La scelta della tecnica, del piano chirurgico e dell’estensione dell’intervento deve derivare da questa lettura. Non il contrario.

Naturale non significa fare poco

Talvolta il paziente associa un risultato naturale a un intervento necessariamente piccolo. Non è così.

Un risultato può apparire innaturale perché è stato fatto troppo, ma può essere insoddisfacente anche perché è stato fatto troppo poco o nel punto sbagliato. La naturalezza nasce soprattutto dalla correttezza dell’indicazione, dal rispetto delle proporzioni e dalla precisione del gesto chirurgico.

In alcuni visi può essere necessario intervenire in modo più profondo e completo; in altri è sufficiente una correzione più circoscritta. La misura non significa minimalismo. Significa proporzione e modulazione dell’azione per risolvere il problema.

Conservare l’identità del volto

Studio per il lifting del viso: lo stesso volto illustrato a tre quarti e frontale, con espressione neutra e sorriso.

La frase che ascolto spesso durante una visita è: “Vorrei migliorare, ma non voglio cambiare faccia”. È una richiesta che condivido profondamente.

Un intervento sul volto ha una responsabilità particolare perché il volto è la parte del corpo nella quale riconosciamo maggiormente noi stessi. Per questo considero essenziale distinguere tra segni dell’invecchiamento e caratteristiche dell’identità.

La forma degli occhi, il sorriso, le proporzioni caratteristiche, alcune asimmetrie e il modo in cui il volto si muove quando una persona parla raccontano chi abbiamo davanti. Non sono difetti da cancellare.

Il lifting dovrebbe intervenire sulla perdita di posizione e di definizione dei tessuti senza riscrivere quei caratteri. Il risultato che considero più elegante non è quello che fa chiedere quale intervento sia stato eseguito, ma quello che lascia percepire un volto più riposato, definito e coerente con se stesso, senza rendere evidente il percorso chirurgico che lo ha prodotto.

A chi può essere indicato un lifting del viso?

Non esiste un’età “giusta” uguale per tutti. L’indicazione è più legata alla presenza di una reale discesa dei tessuti e alla perdita di definizione dei contorni che al numero degli anni.

Durante la visita valuto il rapporto tra pelle e piani profondi, la qualità dei tessuti, la linea mandibolare, il collo, la distribuzione dei volumi e le caratteristiche del terzo medio. La valutazione comprende anche lo stato di salute generale, eventuali terapie, il fumo, le cicatrici e soprattutto la compatibilità tra aspettative e risultato realisticamente ottenibile.

Un lifting è un intervento chirurgico e deve essere proposto quando il beneficio atteso è proporzionato all’impegno, ai tempi di recupero e ai rischi della procedura. Non perché sia “arrivata l’età”.

La prima domanda non è “quanto possiamo tirare?”

Durante una visita, quindi, la domanda che mi pongo non è quanto sia possibile tendere un tessuto. Mi chiedo piuttosto: che cosa deve essere riposizionato, sostenuto o ridistribuito perché questo volto ritrovi equilibrio?

È una domanda completamente diversa. Ed è probabilmente quella che riassume meglio la mia idea di lifting.

La chirurgia del volto non dovrebbe essere una gara contro il tempo. Il tempo fa parte della nostra identità e continuare a invecchiare dopo un lifting è normale. Possiamo però intervenire quando alcuni cambiamenti iniziano a creare una distanza tra il modo in cui una persona si riconosce e quello che vede nello specchio.

Nel mio studio a Milano, la visita serve proprio a trasformare questa percezione in una valutazione anatomica concreta: capire che cosa può essere migliorato con la chirurgia, che cosa richiede eventualmente altri strumenti e che cosa, invece, è più corretto non trattare.

Un buon lifting non dovrebbe costruire un altro volto. Dovrebbe restituire armonia a quello che c’è già.

FAQ sul lifting del viso

Che cosa corregge davvero un lifting del viso?

Corregge soprattutto la discesa e la perdita di definizione dei tessuti del volto, in particolare del terzo inferiore. Può migliorare jowls, linea mandibolare, discesa della guancia e, quando indicato, il rapporto con il collo. L’estensione dell’intervento dipende dall’anatomia individuale.

Il lifting del viso elimina tutte le rughe?

No. Il lifting non è progettato per cancellare ogni ruga o per correggere macchie, texture e danni superficiali della pelle. Alcuni segni possono attenuarsi indirettamente, ma altri richiedono trattamenti specifici.

Un lifting cambia i lineamenti?

Non dovrebbe farlo quando l’indicazione e il progetto sono corretti. L’obiettivo è riposizionare i tessuti e recuperare definizione rispettando occhi, sorriso, proporzioni, asimmetrie fisiologiche e caratteristiche identitarie del volto.

Qual è l’età giusta per fare un lifting?

Non esiste una soglia anagrafica valida per tutti. Conta la presenza di cambiamenti anatomici che possono beneficiare della chirurgia, insieme allo stato di salute, alla qualità dei tessuti e a aspettative realistiche.

Lifting del viso e lifting del collo si fanno sempre insieme?

No. In alcuni pazienti volto e collo devono essere trattati nello stesso progetto per ottenere un risultato coerente; in altri il problema è più circoscritto. La decisione nasce dalla visita e dall’analisi dei singoli distretti.

Il risultato di un lifting è permanente?

Il risultato può essere duraturo, ma non arresta il processo di invecchiamento. Il volto continuerà a cambiare nel tempo. L’obiettivo è ottenere un nuovo equilibrio anatomico che invecchi in modo naturale, non fermare il tempo.

Quando il lifting non è la soluzione giusta?

Quando il problema principale riguarda qualità superficiale della pelle, discromie, palpebre, perdita di volume isolata o altre condizioni che richiedono strumenti differenti. Una valutazione accurata serve anche a riconoscere quando non è opportuno proporre un lifting.

Nota informativa: le indicazioni, le tecniche, i tempi di recupero, le cicatrici e i possibili rischi variano in base al caso clinico e devono essere discussi durante una visita specialistica. Il contenuto ha finalità informativa e non sostituisce una valutazione medica individuale.

Autore: Dott. Alfredo Colapietra — Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, Milano

Fonti e approfondimenti

Approfondimenti su ciò che il lifting può correggere e sulla valutazione del paziente.

  • Obiettivi, aree trattate e limiti del lifting. American Society of Plastic Surgeons. Facelift.
  • Condizioni generali e aspettative nella selezione del paziente. American Society of Plastic Surgeons. Facelift Candidates.

Richiedi una visita specialistica per valutare se il lifting del viso e del collo è indicato nel tuo caso.